Galleria Perelà di Laura Ostan
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Sonia Ros nasce a Conegliano (TV). Si è diplomata all’Accademia di
Belle Arti di Venezia e attualmente vive e lavora tra Venezia e Vittorio Veneto (TV)
Mostre:
Anno 2000
- 1 - Concorso Nazionale ”La Donna in Arte”- San Candido (BZ)
Anno 2001
- Personale, Galleria Vardanega Asolo (TV)
- Concorso exTempore di pittura”Arquà Petrarca”- (PD)
Anno 2002
- Personale,”Palazzo Piazzoni Parravicini”—Vittorio Veneto (TV)
- Collettiva ”Giovani Artisti Trevigiani”- Istituto Romeno di Cultura e Ricerca
Umanistica —Venezia Palazzo Correr Anno 2003
- Personale di pittura “Villa Pisani”— Montebelluna (TV)
- Collettiva al Municipio — Comune di Nova Gorica, Slovenia
Anno 2004
- IV Mostra Concorso Nazionale Biennale di Arti Visive — S. Maria di Sala
- Personale di Pittura Villa Varda — Brugnera (PN)
- 10 Concorso di Pittura e Progettazione Artistica “Città di Treviso”
Anno 2005
- 110 Premio Nazionale di Pittura”Città di Treviso”
- Personale, Studio Arkema - Portogruaro
- Personale, Parco Foundation, Casier (Spano Juliet)
- Collettiva, Casa G.B. Cima Conegliano”Lo stile e gli stili”
- “Atelier Aperti”, Accademia di Belle Arti, Venezia
- “Spazio Mondadori” Accademia di Belle Arti, Venezia
Anno 2006
- Personale, Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica — Palazzo Correr
Venezia
- Accademia di Belle Arti “Senza Critica” Spazio Mondatori — Venezia
- Accademia di belle Arti “La Creazione”Chiesa di S.Barnaba — Venezia
- Personale, “Palazzo Scotti” — Treviso
- Personale, Museo Gipsoteca Canoviana” Possagno (TV)
2007
Personale, Galleria 137 "Alrti Percorsi" Vittorio Veneto.
Personale, ex Eremo Camaldolese " Vuoti d'aria" Rua di Feletto, Treviso.
Personale, Ca' Lozzio Incontri , Oderzo, Treviso.
Personale, Galleria Scrimin," Esperienze spaziali", Bassano del Grappa, Vicenza.
Collettiva, SPA +A Museo d'arte Moderna, Venezia.
Personale all'Ex Macello Monumentale di Dolo, Venezia.
Mi capita raramente di leggere i titoli delle opere. O meglio, li leggo, ma dopo aver guardato e riguardato l’opera.
Con le opere di Sonia, non ho potuto fare a meno di leggere i titoli. E la mia curiosità è partita dai titoli. Sono, generalmente, delle frasi, una sorta di messaggio criptico, una
chiave di lettura.
Forse cercavo un appiglio, una possibile interpretazione, un orientamento. Perchè nell’opera di Sonia, non è sufficiente godere della composizione cromatica, non sono sufficienti
i segni, le linee tracciate, non basta dire che si tratta di pittura astratta, perché astratta non è. C’è sempre un elemento di figurazione, c’è una forma
de-formata che affiora in superficie, che sale quasi per capillarità. La sua non è una pittura stratificata, è qualcosa che emerge e si risolve in superficie. E’ qualcosa che
viene alla luce.
I titoli, a mio avviso, chiariscono questo processo. Sono titoli che parlano di respiro, di vento, di aria, di cielo, di sospensione, di vuoto, di ascesa, di ali pesanti, di costellazioni (mi
riferisco soprattutto ai titoli dell’ultima produzione). Oppure parlano di insetti: mantide, scolopendra, scorpione. Il cielo, l’aria, da una parte e la terra dall’altra. La
terra designata e rappresentata da una popolazione di esseri infimi, piccoli, velenosi, che tendono a fuggire o nascondersi. Questi esseri non appaiono nella loro nudità, vengono scomposti,
frantumati, smembrati ma non annientati. Esistono. Come esistono quelle forme organiche nelle quali ci sembra di riconoscere frammenti di ossa, di scheletri, di membrane che compongono il nostro
corpo, sotto le tuniche di pelle che quotidianamente indossiamo: la pelle che ci veste e, attenzione, ci copre dalla nascita. Una pelle che insieme ci protegge e ci nasconde, ci fa da scudo. Noi
siamo fatti dell’esteriorità della pelle ma anche e, soprattutto, di quel mondo organico che rimane sotto, dentro, che pulsa e che ogni giorno vive. Siamo esistenze destinate a
deteriorarci, a frantumarci, a morire.
Sulla tela, l’artista celebra una sorta di disvelamento, rivela un meccanismo interno, senza pudore, senza intermediari. Un’epifania di forme remote, ignorate, si impongono alla
vista, forme destinate a scomparire, a perdersi nel vuoto, a disgregarsi ulteriormente nello spazio e nel tempo, oppure, come accade nel mito, a trasformarsi in costellazioni.
Nell’universo di Sonia Ros, la materia e la natura subiscono una metamorfosi perenne, passaggi di stato che segnano un divenire continuo: così mi appaiono certe presenze
ectoplasmatiche, forme larvali, crisalidi pronte a diventare farfalle, a liberarsi nell’aria, a prendere il volo.
“Come un calare lento verso l’alto”: è il titolo dell’opera scelta per rappresentare questa mostra che non a caso porta il titolo: “Vuoti d’aria”.
Un vuoto d’aria è un momento che ti imprigiona, che ti fa mancare il respiro, è un momento di attesa, di passaggio a uno stato altro. E’ una condizione che porta ad una
trasformazione. I titoli, suggeriscono, indicano, aiutano a leggere l’opera.
In questa mostra sono raccolti i lavori degli ultimi cicli pittorici dell’artista. C’è presenza di colore ma anche di tanto bianco. Il colore trattiene la forma, è un dato
terreno, allenta la trasformazione: nel bianco invece si libera finalmente il passaggio, è l’emblema di una forza centrifuga che consuma la materia, la decolorazione segna il
retrocedere della forza vitale verso la morte. Ma il bianco, nel significato simbolico del lutto, esprime il ricongiungimento con la luce divina del Principio, dell’inizio (Genesi: la
separazione della luce dalle tenebre). Il bianco, nelle opere di Sonia Ros, segna una svolta, un passaggio, a conferma di una pittura alchemica che agisce e trasforma la materia di partenza.
La sua è una pittura in continua evoluzione, un affiorare di temi che trovano nel respiro di una pennellata larga, liquida, a volte lasciata gocciolare, il motivo di esistere e di
significare.
All’interno del vasto e sfaccettato universo dell’arte al femminile che merita di essere osservato attentamente, indagato e apprezzato per il contributo di originalità, lo
spessore e la consistenza delle soluzioni formali che propone, trova giusto risalto l’opera di Sonia Ros, giovane artista trevigiana di talento che affronta, con la sua pittura, la poetica
della corporeità.
In questi lavori il corpo si disintegra, l’elemento organico subisce una metamorfosi che lo trasfigura e deforma riducendolo a reperto anatomico, ricco di linfe e di alchimie naturali,
fatto di protuberanze o cavità.
E’ una riflessione sulla tragicità, l’inquietudine, il dramma dell’esistenza.
Ma Sonia Ros, mentre registra così lucidamente la condizione umana e ne sente l’angoscia, si ribella con la sua pittura; reagisce con un segno che è traccia sismografica del
dramma ma allo stesso tempo rifiuto, quasi un divincolarsi dalla violenza e dalla paura per approdare in una dimensione di forme allusive, insinuanti, ibridate, libere dalla costrizione di
funzionare come meccanismo riconoscibile.
E’ la formulazione di un mondo figurale analogico, sottilmente ludico ed anche ironico, situato in un universo alieno, liberato dai pesi di quello reale o collocato nei profondi anfratti
della terra, larvale, sotterraneo. La metamorfosi della materia vivente torce le forme, le scuote, le sconvolge, ne intercetta i processi dell’evoluzione biologica con una forza istintiva
che si compone, placandosi, nell’evanescenza di una ulteriorità che è sentimento, poesia, coscienza e sogno.
Sonia si rifugia in un altrove popolato di organismi embrionali e mutanti costituiti da membrature opaline e iridescenti che ricordano i motivi metamorfici del cubano Wilfredo Lam, quelli
organici di Sebastian Matta, le strutture a guscio o a membrana di certa architettura espressionista e le installazioni, soffici e trasparenti, del giovane artista brasiliano Ernesto Neto.
Le forme neogenetiche create dall’artista non hanno bisogno di conformarsi con ciò che è probabile nel mondo reale ma neppure di trasgredirlo; sono forme allusive e palpitanti che
linee morbide e leggere o aguzze e contratte come sfigmogrammi mettono in relazione.
Il dipinto ha una vita propria. Io lascio che fluisca in esso diceva Pollock.
Il fascino delle creazioni di Sonia Ros, così ovviamente erotiche eppure insieme sognanti, sta nella garbata squisitezza dei colori, nei delicati effetti di trasparenza e di avvolgenza, nel
rapporto tra l’inafferrabilità dell’astrazione e la leggibilità di un vissuto riconoscibile.
Antonella Uliana